Dopo l’esposizione a Palazzo Creberg, si conclude con l’ultima
movimentazione, il processo di riconsegna di 11 dei 14 dipinti restaurati da
Fondazione Creberg nel corso del 2025 a cui si sommano le 3 pale alzanesi di
Giambettino Cignaroli, in mostra ad Alzano Lombardo fino al 30 novembre
2025.
Il 25 novembre verrà restituita alla sua sede originaria, la chiesa parrocchiale
di Costa di Mezzate, la grande pala d’altare raffigurante San Giorgio che
sconfigge il drago di Luigi Trécourt.
Con questo intervento, salgono a 131, dal 2007 ad oggi, le opere recuperate da
Fondazione Creberg nell’ambito del Progetto “Grandi Restauri”: dipinti, pale
d’altare, predelle, polittici, opere per la devozione privata appartenenti a
chiese della Diocesi e a Musei del territorio (per un totale di 170 dipinti,
considerando le singole opere componenti i polittici).
Da tre lustri Fondazione Creberg è molto attiva sul territorio nel “salvataggio” di
opere d’arte che il passare del tempo e le difficoltà di adeguata conservazione
hanno reso fragili o addirittura messo in pericolo. Monitoraggio, manutenzione e
restauro sono operazioni essenziali per assicurare una accurata, adeguata ed
efficace opera di salvaguardia del nostro patrimonio storico e artistico,
congiunta ad un’ampia opera di pubblica divulgazione.
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«Con il suo storico Progetto “Grandi Restauri” – spiega Angelo Piazzoli,
Presidente di Fondazione Creberg - la Fondazione si è particolarmente
impegnata per consentire il recupero di molte opere d’arte al fine di
permetterne la massima leggibilità; è questo un tema a cui teniamo da sempre
anche in una logica divulgativa, considerate le numerose iniziative svolte o in
itinere, tra le quali spiccano le aperture straordinarie di chiese e di luoghi
storici, con percorsi mirati e con visite guidate, nonché le consuete aperture del
Palazzo Storico programmate nel corso dell’anno. In quest’occasione, siamo
molto lieti di essere accanto alla Parrocchia di San Giorgio a Costa di Mezzate
con questo intervento su un’opera ottocentesca, non soltanto di grande effetto
scenografico, ma anche ispiratrice di profonda devozione nei fedeli, essendo
San Giorgio il titolare della chiesa».
IL PITTORE
LUIGI TRÉCOURT
(Bergamo, 1808 – Costa di Mezzate, 1890)
Luigi Trécourt, fratello maggiore del più noto Giacomo, nasce a Bergamo nel
1808. Il padre trasferitosi nel 1800 da Passy, antico comune del dipartimento
della Senna, era addetto dell’esercito napoleonico di stanza a Bergamo. Dopo un
quinquennio di studi presso la Scuola di Pittura dell’Accademia Carrara di
Bergamo diretta da Giuseppe Diotti, il giovane Luigi risulta impegnato, tra il
1830 e il 1834, come aiuto dello stesso Maestro nell’esecuzione di alcuni di
affreschi del ciclo ideato per il Duomo di Cremona. Sempre nel 1834, di nuovo
insieme al Diotti e ad altri allievi della Scuola di Pittura dell’Accademia Carrara
è tra i pittori chiamati a Rudiano, Brescia, per decorare la chiesa della Natività di
Maria.
Spesso presente, sin dalla prima edizione, alle mostre annuali dell’Accademia
Carrara, e nel 1835 e 1837 anche alla prestigiosa rassegna milanese di Brera,
negli anni seguenti continua la sua attività nel campo dell’affresco per le
parrocchiali di Levate e di Nese e per la chiesa di Sant’Anna in Borgo Palazzo a
Bergamo. Dal 1842 trascorre lunghi periodi a Pavia, città nella quale il fratello
Giacomo aveva assunto, proprio in quell’anno, il ruolo di Primo Direttore della
Civica Scuola di Pittura di Pavia.
Dopo la morte di Giacomo, avvenuta nel 1882, si trasferisce presso gli amici
conti Camozzi a Costa di Mezzate dove muore nel 1890 destinando un lascito in
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denaro a favore dell’Asilo Infantile Principe di Napoli e della Commissione per
la cura della scrofolosi in Bergamo.
L’OPERA OGGETTO DI RESTAURO
San Giorgio che sconfigge il drago, 1849 circa
olio su tela, 245 × 240 cm
La pala è collocata sopra il coro nell’altare maggiore ed è inserita all’interno di
una cornice in gesso con elementi ornamentali in oro a foglia a circa tre metri di
altezza. Considerata il massimo capolavoro di Luigi Trécourt è impostata
secondo gli insegnamenti neoclassici del maestro Diotti ma, nello scatto
dell’agitato cavallo dalla criniera vaporosa e ribelle come pure nell’intrepido
atteggiamento del santo adolescente, rivela un dinamismo già romantico.
Il volto di San Giorgio contrasta per espressività con quello più accademico
della Principessa orante inginocchiata, tesa nell’adorazione non tanto delle
qualità spirituali del protagonista, quanto piuttosto della prestanza fisica del bel
giovane che le si è parato di fronte e che ha, coraggiosamente, sconfitto il
maligno: un drago alato scodinzolante, forse ispirato da un bestiario medievale,
con occhi inferociti ma piuttosto lontano dall’incutere alcun tipo di timore al
prode eroe.
Lo stesso Trécourt sembra essere soddisfatto dell’esito del soggetto giacché ne
ricava il primo dei tre ottagoni con gli episodi della vita di San Giorgio eseguiti
ad affresco per la parrocchiale di Nese: San Giorgio e il drago (1849) San
Giorgio abbatte gli idoli con la preghiera e San Giorgio in carcere rifiuta di
adorare gli idoli (1850). L’affresco di Nese del 1849 documenta quindi il
termine ante quem per la realizzazione della pala di Costa di Mezzate, dipinta
probabilmente poco prima.
IL RESTAURO OPERATO DA FONDAZIONE CREBERG
Il lungo e delicato intervento è stato eseguito a Palazzo Creberg da Andrea Lutti,
con la collaborazione di Sabrina Moschitta, sotto la direzione di Angelo Loda,
funzionario della Soprintendenza di Bergamo.
Sui dettagli dell’intervento si sofferma il restauratore incaricato da Fondazione
Creberg: «Le operazioni di restauro sull’opera di Luigi Trécourt sono state
precedute e indirizzate da un’attenta fase di studio supportata da indagini
fotografiche, luce diffusa, luce radente, luce ultravioletta, falso colore e
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macrofotografie, al fine di ottenere una lettura corretta e puntuale del degrado,
delle tecniche esecutive e dei danni attribuibili agli interventi pregressi».
«Si è proceduto, come prima operazione – evidenzia Andrea Lutti – al
preconsolidamento degli strati preparatori e del colore con l’obbiettivo di
stabilizzare la superficie pittorica ripristinando in tal modo un adeguato stato di
adesione e coesione degli strati preparatori al supporto tessile. Successivamente
è stato effettuato il test di solubilità delle vernici che ci ha permesso di scegliere
per la rimozione delle sostanze filmogene una miscela di solventi organici con
una bassa polarità, limitando al massimo l’interazione con i materiali originali,
e ottenere un livello di pulitura ottimale e differente in relazione alle singole
campiture. Questa delicata fase dell’intervento di restauro è stata monitorata
con lampada a fluorescenza UV e microscopio digitale consentendoci di
verificare la solubilizzazione delle vernici. É stata eseguita l’operazione di
consolidamento di tutta la superficie mediante impregnazione controllata di
Beva 371 diluito al 10%, per ristabilire le condizioni di sicurezza e la riadesione
della materia pittorica fortemente interessata da microfratturazioni. I
risarcimenti delle lacune del supporto tessile sono stati realizzati tramite inserti
di tela simile all’originale, ancorati puntualmente con resina termoplastica
attivata a caldo».
«Prima del ritocco pittorico – conclude il restauratore – abbiamo eseguito la
stuccatura delle lacune a livello, in modo da ricostruire l’integrità materica
dell’opera, raggiungendo una finitura superficiale adeguata alla zona
circostante. L’integrazione pittorica, a conclusione dell’intervento di restauro, è
stata realizzata con colori a vernice per restauro, con lo scopo di conferire una
corretta e completa leggibilità dell’opera».
LA FRUZIONE DELLE PALE RESTAURATE
Dopo l’esposizione al pubblico a ingresso libero e l’attività divulgativa
effettuata nel mese di ottobre grazie alle visite guidate a Palazzo Creberg, il
dipinto sarà visibile nella chiesa di Costa di Mezzate a partire dal 26 novembre
negli orari di apertura della stessa.

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